mercoledì 6 maggio 2015
Champions League - Juve 2 - Real 1, Si Sogna Berlino
TORINO - «Luminosa è la Real...tà, tortuoso il cammino. Regalaci un sogno, portaci a Berlino». E chi non salta, non ci crede. Così finisce che lo Stadium balla ossessivo come in un rito voodoo per esorcizzare quei demoni del Real Madrid, che fanno paura solo a leggerne i nomi sul tabellone. Lo striscione della curva squarcia qualsiasi omertosa scaramanzia: c'è un popolo che crede nella finale e parla di Berlino senza timori. Nove mesi fa, solo l'idea di pensare uno slogan menzionando la città della finale poteva sembrare uno scherzo e comunque ne avrebbe fatto sghignazzare parecchi, non solo fra gli avversari. E invece il popolo bianconero si è
ritrovato un altro cinque maggio, uno stadio bollente come non lo è mai stato e la possibilità di gridarlo, il nome di quella città, senza che nessuno abbia molto da obiettare. FAVOLA - E' bello il calcio quando costruisce queste favole, indipendentemente da come vanno a finire: anche quando va male, resta sempre qualcosa da ricordarsi e raccontare. Perché non c'è nemmeno una delle sfide fra Juventus e Real Madrid che non sia degna di una rievocazione: roba da padre e figlio o nonno e nipote. «Quella sera me la ricordo come fosse ieri...». E chi era allo Stadium, ieri sera, potrà un giorno incominciare così, rapendo l'attenzione di chi ascolta regalando anche un esaltante finale. E non importa se i dettagli verranno smerigliati dalla memoria, diventando più luciccanti e romantici. Ieri dallo Juventus Stadium è passata la storia, che non ha mai disdegnato un filo di cipria. ALL BLACK - E poi ci sono dettagli che appassionano anche senza bisogno di abbellirli. I Blancos, per esempio, si presentano in nero: quasi una citazione. Era il 1962, quando la Juventus si presentò al Santiago Bernabeu in tenuta All Black: aveva perso 1-0 al Comunale (gol di un certo Alfredo Di Stefano) e nello stadio del Real, nessuno aveva mai vinto nelle Coppe Europee. Ci pensa Omar Enrique Sivori a sverginare lo stadio degli stadi, facendo vincere la Juventus con il medesimo risultato. E quella tenuta tutta nera diventò a suo modo leggendaria. Non andò bene a Parigi, nello spareggio (all’epoca non c’erano supplementari e rigori): 3-1 per la corazzata spagnola che avrebbe perso la finale con il Benfica. Ieri sera per il Real c’era da combattere: Ancelotti, che gira il mondo ma resta italiano, lo sapeva e chissà se non si è compiaciuto del cromatismo battagliero scelto dallo sponsor. Perché è inutile illudere e illudersi: gli uomini del marketing del 1962, di Sivori e di Di Stefano se ne fregano altalmente e loro il nero lo hanno scelto per le loro ragioni, tortuose come il cammino di cui sopra. Ma chi conserverà i ricordi nel cuore, potrà sempre credere e raccontare che il Real ci aveva provato a ripetere l'impresa del 1962, ma ha trovato una Juventus più tosta degli All Blacks.
Tuttosport.com
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